Covid, la hit parade dei sintomi di Omicron, la variante che arriva oggi al 100%

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Omicron è arrivata al 100%. E’ lei la variante del coronavirus responsabile di tutti i nuovi contagi in Italia, secondo l’ultimo monitoraggio dell’Istituto Superiore di Sanità. All’interno della sua famiglia, Omicron BA.5 è presente nel 93,1% dei campioni positivi, la sua gemella Omicron BA.4 è al 5,7% e BA.2, responsabile dell’ondata di primavera, è relegata oggi all’1,1%.

La hit parade dei nuovi sintomi

L’evoluzione dei sintomi legati alle nuove varianti è seguita con attenzione dalla Gran Bretagna. Tramite l’app Zoe, gestita dal King’s College di Londra, il governo britannico stila una classifica periodica dei disturbi da coronavirus. Naso e gola, tra tossi, bruciori e starnuti, continuano a essere i bersagli principali di Omicron, secondo le informazioni riportate da 63mila contagiati inglesi.

Rispetto alle varianti precedenti, restano meno coinvolti i polmoni (ed è la notizia positiva più importante), il sistema nervoso (la nebbia del cervello è meno frequente) e i sensi gusto e olfatto, compromessi più raramente rispetto alle prime ondate della pandemia. Anche la febbre è meno diffusa oggi che in passato.

La versione più aggiornata della classifica dei sintomi vede al primo posto il bruciore alla gola (il 58% dei positivi lo riporta, è uno dei primi sintomi a comparire ed è diventato sempre più comune con il progredire delle nuove varianti). Seguono il mal di testa, un altro dei marchi distintivi di Omicron (49%), naso chiuso (40%), tosse secca (40%), naso che cola (40%), tosse con il catarro (37%), voce rauca (35%, con un balzo in alto del 24% rispetto a Delta), starnuti (32%), spossatezza (27%), dolore a muscoli e articolazioni (25%), giramenti di testa (18%), linfonodi del collo ingrossati (15%), occhi gonfi (14%), alterazioni dell’olfatto (13%), senso di costrizione al petto (13%), mancanza di respiro (11%), febbre (13%), brividi (12%), fame d’aria (11%), mal di orecchie (11%), perdita dell’olfatto (10%).

I passi avanti fatti con Omicron

La tosse, quando è presente, è comunque meno persistente rispetto a Delta. Un’altra ricerca britannica condotta all’università di Oxford (la Covid-19 Infection Survey) ha quantificato il crollo dei sintomi legati a gusto e olfatto: sono passati dal 44% dei contagiati del 2021, con Delta, al 15% circa con Omicron nel 2022.

I sintomi di Omicron sono meno duraturi rispetto a quelli di Delta, la variante precedente, circolata nel 2021. Si è passati da 8,9 giorni a 6,9 nei non vaccinati e da 7,7 a 4,4 nei vaccinati con tre dosi, sempre secondo l’analisi del King’s College.

Mal di pancia e diarrea: non sempre il Covid è la causa

Tra i sintomi sporadici continua a esserci il mal di pancia, che può prendere la forma di una normale inappetenza o di diarrea. Dura in genere due o tre giorni e dipende dal fatto che il coronavirus, oltre alle vie aeree, può invadere anche i tessuti dell’apparato gastrointestinale. Questo è il motivo per cui Sars-Cov2 si ritrova anche nelle feci: un motivo in più per lavarsi le mani quando si vive accanto a persone non contagiate e la ragione per la quale l’analisi delle acque reflue riesce a quantificare l’entità della pandemia in una data zona.

I mal di pancia isolati, senza altri sintomi, difficilmente possono essere attribuiti al Covid. Le loro cause infatti possono essere le più varie: in genere si tratta di microrganismi di famiglie diverse, come i norovirus o i rotavirus, che spesso circolano a ondate esattamente come i coronavirus. Secondo il King’s College, la presenza di sintomi gastrointestinali è passata dal 30% con la variante Alfa al 16-20% di Omicron, ed è più rara nei vaccinati rispetto ai non vaccinati.

Altri sintomi poco frequenti sono le eruzioni cutanee, particolarmente fastidiose perché accompagnate da prurito. All’inizio della pandemia colpivano circa un contagiato su dieci, ora la loro frequenza si è ridotta. Anche la lingua, con il contagio, potrebbe coprirsi di chiazze (cosiddetta lingua a carta geografica). Il virus potrebbe causare la comparsa di ulcere e piccole ferite all’interno della bocca, ma anche questo sintomo, relativamente comune durante le prime ondate, soprattutto nei pazienti gravi, è diventato oggi raro nei vaccinati.

Il long covid è meno lungo

Anche il long Covid (la persistenza dei sintomi per più di un mese) sta diventando meno frequente, grazie alla minore severità di Omicron e alla maggiore diffusione dei vaccini. Sempre il King’s College calcola che le sequele dell’infezione colpivano il 10,8% dei contagiati nel 2021 e il 4,4% degli attuali.

I ricercatori inglesi hanno individuato tre tipi di long Covid: quello legato a sintomi neurologici (perdita di memoria, di gusto e olfatto, mente annebbiata, mal di testa persistente), a sintomi respiratori (mancanza di fiato anche per piccoli sforzi, dovuta a danni permanenti ai polmoni) e sintomi infiammatori, inclusi i disturbi addominali e la mancanza di forze. Con Omicron, in particolare, è diventato meno frequente il long Covid con sintomi neurologici. Anche le altre due forme sono oggi più rare e leggere.

 

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